Viaggio di nozze – Los Angeles

Prima di raggiungere la California, abbiamo fatto una sosta intermedia a Phoenix, la capitale dell’Arizona. Dovevamo spezzare il viaggio, che altrimenti dal Grand Canyon sarebbe stato troppo lungo, ma abbiamo passato lì giusto la notte, per poi ripartire il mattino seguente. Cosa dire su Phoenix? Il caldo estivo qui è indescrivibile: la sera a mezzanotte il termometro segnava 36 gradi, mentre alle dieci del mattino erano già 42! In compenso abbiamo alloggiato in un hotel coloratissimo e molto cool, il Saguaro Scottsdale. Non avevamo in programma di visitare la città, ma anche se avessimo voluto, sarebbe stata dura… tuttavia, il caldo non ci ha impedito di fare una breve deviazione per cercare un punto fuori città dove poter fotografare da vicino qualche saguaro, i mitici cactus dell’Arizona. Per scattare queste foto, abbiamo seriamente rischiato il collasso.

Abbiamo raggiunto Los Angeles nel pomeriggio, e la prima cosa che ci ha colpito è stata l’ampiezza della città: ci vivono 12 milioni di persone, infatti è passata oltre un’ora da quando siamo entrati nell’area urbana di LA a quando abbiamo raggiunto il nostro albergo.

Consiglio pratico: i prezzi dei parcheggi a Los Angeles sono assurdi, così come le multe se non pagate correttamente; il nostro hotel prevedeva un servizio con parcheggiatori al costo di 30 $ al giorno, ma noi avevamo cercato in anticipo e ne abbiamo trovato uno a 5 minuti a piedi alla metà del prezzo. Per lo stesso motivo, abbiamo deciso di non utilizzare la nostra macchina per muoverci, e ci siamo sempre affidati ad Uber, trovandoci benissimo esattamente come a San Francisco.

Abbiamo alloggiato per due notti all’Omni Hotel in California Plaza, una struttura bellissima e molto elegante nel cuore della Downtown.

Per cena abbiamo deciso di visitare il vicino quartiere giapponese Little Tokio. Dopo diversi giorni di fast food e stazioni di servizio, mangiare pesce crudo è stata una sensazione a tratti commovente; purtroppo i negozi chiudevano abbastanza presto, quindi abbiamo concluso la serata con un cocktail nel bar situato al piano alto del nostro hotel… très chic!

Il giorno seguente ci siamo avventurati alla scoperta della città, muovendoci esclusivamente a piedi o con Uber perchè in tanti ci avevano sconsigliato di utilizzare i mezzi pubblici. La mattina siamo andati ad Hollywood, dove abbiamo percorso la Walk of Fame, cercando sul marciapiede le stelle dei nostri artisti preferiti. In generale questa parte di Los Angeles non mi ha colpita positivamente: l’ho trovata sporca, caotica e artefatta, tanto che quando ci siamo allontanati ho tirato un sospiro di sollievo. Dopo la foto di rito alla scritta “Hollywood” sulle lontane colline, ci siamo diretti verso Beverly Hills; qui tutto è all’insegna del lusso sfrenato, che trova la sua massima espressione in Rodeo Drive, la via dello shopping dove si trovano tutte le boutique delle più famose case di moda al mondo e ristoranti con prezzi da capogiro. Mentre passeggiavamo per il quartiere, una ragazza americana super fashion mi ha fermata dicendomi “Oh, I love your dress, it’s so nice!

Dopo un pranzo veloce da Whole Foods, con una corsa Uber tra le più esilaranti del viaggio (muoversi con Uber regala delle esperienza pazzesche, e aiuta a conoscere lo stile di vita della gente del posto) ci siamo spostati sul lungomare di Venice Beach. E qui sì che – finalmente – ci si sente davvero in California! Una spiaggia sconfinata affacciata sull’oceano Pacifico, un lunghissimo viale pedonale costeggiato da palme altissime, bancarelle, incontri di basket all’aperto, competizioni tra skater, un cono gelato soft… mi è piaciuto un sacco! Ci siamo anche concessi un paio d’ore di relax in spiaggia, dove non si può non scattare una foto ricordo alle torrette dei bagnini in pieno stile Baywatch, e poi abbiamo raggiunto a piedi il molo di Santa Monica, dove un tempo terminava la route 66. La vista del lunapark sul molo al tramonto è indimenticabile.

La mattina seguente abbiamo esplorato i dintorni del nostro quartiere a piedi. Al mattino siamo andati allo Staples Center, il palazzetto dove giocano le due squadre di basket di Los Angeles, i Lakers e i Clippers (di cui Lore è tifoso, indovinate chi ha insistito per inserire questa tappa) e poi un po’ di shopping al centro commerciale FIGat7th. Abbiamo assistito a una rissa piuttosto violenta, che è culminata nell’arresto in diretta dei due uomini coinvolti: volanti della polizia a chiudere il transito nella strada, agenti armati, ambulanze… sembrava di essere nel più classico dei film americani.

Nel pomeriggio abbiamo attraversato China Town ed El Pueblo, il quartiere messicano fondato nell’epoca del colonialismo: qui si trova Avila Adobe, costruita nel 1818 e ad oggi la casa più antica di tutta la città – abbastanza impressionante pensare che abbia solo 200 anni, se paragonata alla storia delle città europee a cui siamo abituati. Nel pomeriggio il quartiere si anima: la Plaza ospita musicisti che si esibiscono dal vivo, ed è difficile resistere al ritmo latino!  Mi spiace aver scattato pochissime foto di questa giornata, ma era davvero caldissimo e noi eravamo distrutti – come si intuisce dalla mia faccia nella foto qui sotto…

Nei nostri due giorni a LA non abbiamo visitato il Griffith Observatory e gli Universal Studios: nessuna delle due attrazioni ci interessava particolarmente, e abbiamo preferito dedicarci ad altre cose. Se la zona del lungomare tra Venice Beach e Santa Monica mi è piaciuta moltissimo e ci tornerei senza ombra di dubbio, il resto della città mi ha lasciata perplessa: Los Angeles è enorme e dispersiva, all’angolo di ogni strada ci sono tanti homeless giovanissimi, ma soprattutto non sono riuscita a cogliere l’identità, la vera essenza della città. Ad ogni modo, anche questo fa parte del viaggio e lo reputo un tassello fondamentale di questa esperienza, che mi ha aiutata a conoscere meglio uno dei tanti volti degli Stati Uniti.

Il viaggio continua, nel prossimo post vi porto al mare, e che mare… stay tuned!

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