Quando tutto cambia a 24 ore dalla partenza – #orientemanontroppo

Dopo l’esperienza del viaggio di nozze, in cui abbiamo alternato città, arte, cultura, natura e relax, abbiamo capito che la nostra vacanza ideale è quella che consente di racchiudere tutti questi elementi in uno. Lo scorso marzo siamo andati in agenzia per raccogliere idee e ispirazioni per le vacanze estive. Lavorando in un ufficio sales, per me le ferie in agosto sono una scelta obbligata, quindi cercavo una meta favorevole al periodo sia dal punto di vista climatico che economico.

Dopo aver valutato
– la Tanzania, stupenda ma molto costosa
– il Madagascar, rinunciando però alla componente “urbana”
– di tornare negli USA, per sfruttare il certificato di visto ESTA ancora valido dall’anno precedente

ed aver escluso tutte le mete in cui non fosse caldo, la nostra scelta è ricaduta sull’Indonesia. Nessuno dei due era mai stato in Oriente, e fra tutte le zone al mondo era quella che mi attirava di meno; ma dal momento in cui ho acquistato il volo, tutto è cambiato e ho letteralmente iniziato a contare i giorni che mi separavano da un viaggio che non sapevo di sognare, in realtà, da sempre.

Cosa fai nei mesi che precedono una vacanza? Compri la guida, studi itinerari e luoghi da visitare, inizi a selezionare le strutture in cui soggiornare (fatta eccezione per il volo acquistato in agenzia, abbiamo organizzato tutto in assoluta autonomia), e speri che il tempo passi in fretta. Gli ultimi giorni sono di pura fibrillazione: mentre ti assicuri di non aver lasciato niente in sospeso a lavoro, ci sono le valigie da preparare, amici e famiglie da salutare, la casa da chiudere, ma la felicità è tanta che vivi tutto con grande entusiasmo. Fino a quando, a poco più di 24 ore dalla partenza, leggi la notizia peggiore: il 5 agosto 2018 molte zone dell’Indonesia sono state colpite da un violento terremoto, provocando enormi danni e decine di vittime.

Già la settimana precedente si era verificato un episodio simile, anche se di minore intensità, ma la situazione sembrava stabile e avevamo deciso di partire comunque; questo secondo evento però ha cambiato tutto: parte dell’itinerario che avevamo ideato si concentrava proprio nei centri più colpiti dal sisma, e anche ipotizzando di sostituire quelle con alternative più sicure, c’erano troppi fattori che ci hanno portati a rinunciare al viaggio.

Primo fra tutti, l’idea di fare turismo “spensierato” in un luogo che stava attraversando un momento di estrema difficoltà era per noi impensabile; si aggiungevano poi la paura che si potessero verificare nuovi eventi sismici, la grande preoccupazione delle nostre famiglie, il dover ripiegare su tappe che non erano state la nostra scelta iniziale… partire comunque non era più un’opzione.

Superata la fase iniziale di incazzatura folle e sconforto, abbiamo lasciato spazio alla razionalità. La prima cosa da fare era capire quanti soldi saremmo riusciti a recuperare. Essendo domenica, non potevamo chiamare il servizio clienti della Emirates (attivo solo da lunedì al venerdì, ci credete?), quindi abbiamo iniziato dalle strutture. Fortunatamente, avevamo prenotato tutti gli alberghi su Booking e, indipendentemente dal fatto che prevedessero o meno la cancellazione gratuita, grazie al loro customer service siamo riusciti a disdirle tutte senza nessuna spesa; purtroppo, l’unica struttura prenotata direttamente dal relativo sito web non ci ha concesso il rimborso. Stessa triste sorte per il Frecciarossa per raggiungere Roma, da dove saremmo dovuti partire, e per un treno sull’isola di Java; abbiamo invece avuto più fortuna con l’unico volo interno previsto: Air Asia non ci ha concesso il rimborso, ma ci ha convertito la cifra in un buono da spendere entro 90 giorni, che siamo riusciti a piazzare ad una coppia di amici che sarebbe andata in Thailandia il mese successivo.

Ma la spesa più importante e consistente, quella il cui recupero avrebbe decretato le sorti delle nostre ferie, era sicuramente il volo di andata e ritorno. La mattina seguente siamo andati in agenzia per capire come muoverci; la compagnia avrebbe concesso un rimborso parziale del biglietto ma, data la causa di catastrofe naturale che ci impediva di partire, Emirates ci ha restituito l’intera cifra senza applicare la franchigia di 300 € a biglietto prevista in questi casi. Meno male!

A questo punto, rimaneva una sola decisione da prendere: dove andare? Non vi nego, sono state 24 ore infernali in cui abbiamo scandagliato TUTTI i siti di voli, last minute e blog di viaggi. Con una partenza così imminente si trovano davvero pochissime offerte, i prezzi sono molto alti e il rischio è quello di strapagare viaggi che, con un’oculata pianificazione, costerebbero molto meno. Abbiamo capito che l’idea di prendere un volo era da scartare, quindi ci rimaneva un’unica opzione: la macchina. E così, abbiamo aperto Google Maps e iniziato a pianificare.

Tanti giorni a disposizione, un budget limitato e la voglia di visitare posti nuovi ci hanno portati a scegliere la penisola balcanica. La nostra idea è stata fin da subito quella di fare un giro completo senza tornare mai sui nostri passi, ma quando siamo partiti non avevamo ancora le idee chiare su quali sarebbero state le tappe del nostro viaggio on the road. Abbiamo fatto le valigie, pensandole in modo furbo considerando che avremmo cambiato alloggio molto spesso, caricato la macchina e siamo partiti, senza aver prenotato assolutamente niente.

Con la voglia di trasformare un imprevisto in un’opportunità, ci siamo lanciati in un’avventura da subito ribatezzata come #orientemanontroppo – pur sempre verso “oriente” siamo andati! 19 giorni, 3582 chilometri percorsi, 6 paesi attraversati, 4 traghetti, 14 appartamenti dopo… eravamo sicuri di esserci riusciti.

Vi aspetto nei prossimi post con i racconti di tutte le tappe!

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